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Conflitto Russo - Ucraino: la guerra dell’energia.

Aggiornamento: 19 gen 2025

Tra le conseguenze principali dell'invasione russa in Ucraina rientra il vertiginoso aumento dei prezzi dell'energia. Nel Conflitto Russo - Ucraino gas e petrolio russi sono oramai diventati delle armi di ricatto che hanno portato i Paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca, ad iniziare a cercare nuovi fornitori in Asia e in Medio Oriente aprendo una nuova partita geo-economica.


Il conflitto russo - ucraino

Quella che a primo impatto poteva sembrare una questione soltanto territoriale, si è ben presto

trasformata in una crisi energetica multilivello. Il Conflitto Russo - Ucraino, una crisi che coinvolge la società nel suo insieme e che sta cambiando anche gli equilibri geopolitici.




Conflitto Russo - Ucraino: cosa sta succedendo?

Diventata indipendente nel 1991, l'Ucraina in quanto repubblica dell'ex Unione Sovietica è sempre stata vista dalla Russia come parte della propria sfera d'influenza. Accettando poi nel 1994 di aderire al Trattato di non proliferazione nucleare come stato non dotato di armi nucleari, l'Ucraina provvide alla dismissione delle armi nucleari ex sovietiche sul proprio territorio che furono di fatto smantellate. Attraverso il Memorandum di Budapest, - (clicca sul file pdf per visualizzarlo) -



prima gli Stati Uniti e il Regno Unito e poi anche la Russia hanno deciso di sostenere l'integrità territoriale dell'Ucraina. Nel 1999 infatti, anche la Russia è stata uno dei paesi firmatari della Carta per la sicurezza europea, che "afferma il diritto intrinseco di ciascuno Stato partecipante di essere libero di scegliere o modificare i propri accordi di sicurezza, compresi i trattati di alleanza, man mano che si evolvono". Ed è proprio per l'evoluzione di questi trattati che è aumentato il timore da parte del governo russo che l'Ucraina finisse per divenire parte della NATO, il che avrebbe posto per la Russia un problema non da poco: una potenza alleata con gli Stati Uniti ai propri confini nazionali.  - (clicca sul file pdf per visualizzare la Carta per la sicurezza Europea) -



Questo problema, ha trovato riscontro nel 2008 con la richiesta dell'Ucraina ad entrare nelle Nazioni Unite. Nel settembre del 2013 poi, la situazione si è inasprita per la forte opposizione della Russia all'accordo di commercio dell'Ucraina con l'Unione Europea. La Russia affermò che, contrariamente alla legge internazionale, se l'Ucraina avesse firmato un accordo di commercio privilegiato con l'Unione Europea avrebbe violato da un punto di vista legale il trattato bilaterale di amicizia e partenariato con la Russia che, dal canto suo, non avrebbe potuto garantire all'Ucraina lo status di stato e sarebbe potuta intervenire sulle regioni dell'Ucraina particolarmente favorevoli al governo russo che ne avessero chiesto l'intervento. Tra l'ottobre e il novembre del 2021 la Russia ha dato inizio a una vasta mobilitazione delle sue forze armate sul confine ucraino, dispiegando ulteriori forze in Bielorussia e Crimea oltre alla flotta del Mar Nero. Il 21 febbraio 2022 ha riconosciuto proprie le repubbliche popolari del Donbass e ha dato inizio all'invasione dell'Ucraina.


Conflitto Russo - Ucraino: la strategia dei prezzi del gas

Esiste un legame stretto tra la guerra in Ucraina e la questione energetica. L’aumento dei prezzi del gas era già iniziato infatti nell’autunno del 2021 e questo aumento era strettamente legato all'importante riduzione dei flussi di gas effettuata dalla Russia verso il continente Europeo.

Creare una scarsità nel mercato e dunque, un aumento vertiginoso dei prezzi del gas, è stata proprio una strategia per la Russia che, oltre ad aver volontariamente creato una difficile situazione per i Paesi Europei in quanto principali consumatori, ha iniziato a incassare importanti flussi di denaro per l'aumento dei prezzi, con i quali ha potuto finanziare l’imminente invasione dell’Ucraina. Ha poi iniziato a mettere in difficoltà l’economia europea facendo inoltre includere gas e nucleare nella Tassonomia verde europea.


  • Gas naturale: che cos'è? 

Il gas naturale è un combustibile fossile composto per il 90% da metano e per la parte restante da una miscela di idrocarburi e altri gas come azoto, propano e butano. Questo mix, formatosi nell'arco di milioni di anni per la decomposizione di materiale biologico, è presente in giacimenti che si trovano sotto la superficie terrestre o sotto ai fondali marini. Il gas, anche se meno inquinante di petrolio e carbone, non può essere considerato una fonte di energia pulita. Il metano è infatti un gas serra che nei primi 20 anni dal suo rilascio ha un potere di intrappolare calore 80 volte più alto di quello dell'anidride carbonica. Nelle fasi di estrazione, stoccaggio, trasporto e raffinazione poi, avvengono delle perdite sia dai giacimenti stessi che dalle reti di distribuzione. Queste perdite, sommate alle emissioni di metano provenienti dall' agricoltura e dagli allevamenti, danno una forte accelerata al riscaldamento atmosferico.


Conflitto Russo - Ucraino: la risposta dell'UE

La guerra tra Russia e Ucraina ha reso ancora più evidente la dipendenza energetica dell'Europa dal gas russo e le conseguenze di questa dipendenza sulla vita dei cittadini. L'Europa importa circa il 40% del suo fabbisogno di gas dalla Russia e nel 2021, il 26% di queste forniture è passato attraverso l'Ucraina, corridoio privilegiato del gas dalla Siberia alla UE. Come spiegato dall'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) (clicca qui per visualizzare il sito), il problema della dipendenza energetica dalla Russia è anche di tipo strutturale e geografico: è molto più semplice importare gas attraverso i metanodotti, via tubo, che non via mare con le navi metaniere, che trasportano gas naturale liquefatto.


La risposta dei paesi dell'UE è stata unanime e rapida. A poche settimane dall'invasione i leader dei 27 Stati membri dell'UE hanno deciso che l'UE avrebbe abbandonato quanto prima la dipendenza dai combustibili fossili russi in due modi:

  • diversificando gli approvvigionamenti e i fornitori

  • riducendo l'uso di combustibili fossili e accelerando il passaggio a un'energia più pulita

Poco dopo, il 18 Maggio 2022, la Commissione europea ha varato il REPowerEU, un piano per aumentare l'autonomia energetica dell'UE e promuovere l'energia pulita. Il piano si basa sulla piena attuazione del pacchetto "Pronti per il 55%". Il pacchetto, in linea con il Green Deal Europeo, fissa l'obiettivo di realizzare una riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra pari almeno al 55% entro il 2030 e di raggiungere, entro il 2050, la neutralità climatica degli stati membri dell'Unione Europea. - (clicca sul pdf per visualizzare il Green Deal Europeo e gli allegati) -




Nei mesi successivi i paesi dell'UE hanno lavorato instancabilmente nell'ambito del Consiglio per adottare gli atti legislativi volti a realizzare gli obiettivi di REPowerEU. Per la maggior parte delle decisioni, il Consiglio ha agito da solo in qualità di legislatore dell'UE, come consentito dall'articolo 122 del trattato sul funzionamento dell'UE in situazioni di emergenza. I paesi dell'UE hanno adottato, in sede di Consiglio, sei serie di misure legislative in meno di un anno. Le norme sono state adottate in tempi record: in media sono stati necessari solo alcuni mesi per passare dalla fase di proposta all'entrata in vigore, rispetto ai due anni che occorrono generalmente per la promulgazione della legislazione dell'UE.

La collaborazione tra i paesi dell'UE si è rivelata il modo migliore di attenuare l'impatto della crisi e ridurre i rischi comuni e individuali legati all'approvvigionamento energetico.


Conflitto Russo - Ucraino: la chiave delle rinnovabili

La forza economica della Russia deriva dal suo essere parte integrante di un oligopolio mondiale del petrolio e del gas, ruolo che sarebbe di fatto messo in discussione dalla transizione energetica verso le rinnovabili. Questo, insieme al pericolo del continuo utilizzo dell’energia come arma geopolitica, rappresenta l'obbligo da parte degli altri paesi alla transizione. Dopo la transizione energetica infatti, la geopolitica dell’energia cambierà totalmente. La Russia, il cui bilancio è dipendente dalle esportazioni delle fonti fossili, petrolio e gas, ma è esportatrice anche della fonte in assoluto più sporca, il carbone, sarà, dopo la transizione verso le fonti rinnovabili, il paese maggiormente in difficoltà ad avere un ruolo dominante proprio per il suo essere stata perennemente in contrasto con la transizione.


Conflitto Russo - Ucraino: come comportarsi in azienda?

Con un consumo annuo compreso tra i 70 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas metano, l'Italia è, tra i Paesi europei, quello che fa più ricorso al gas naturale come fonte energetica (rappresenta il 42,5% del mix energetico nazionale). Per il rapporto tra il totale gas importato (di cui più di un terzo è importato dalla Russia) e il totale dei consumi nazionali, l'Italia resta, insieme alla Germania, uno dei Paesi europei più vulnerabili ad un'eventuale nuova interruzione delle forniture di gas dalla Russia per l'aumento dei prezzi energetici che questa comporterebbe.

Già il 2020, che ci siamo lasciati alle spalle ma di cui si portano addosso i segni ancora oggi, è stato per le aziende italiane un anno molto particolare per effetto della pandemia. Quelle che erano seguite da un Energy Manager sono state capaci, con molta fatica, di riprendersi e tornare competitive. Le conseguenze del conflitto adesso, stanno mettendo nuovamente a dura prova la tenuta delle aziende italiane. Aziende ancora oggi troppo dipendenti dalle energie primarie, troppo distanti da sistemi di gestione dell'energia e troppo poco focalizzate sulle rinnovabili. Il 2022, è certo, farà uscire tanti con le ossa rotte. Oltretutto, il bimestre Luglio-Agosto appena passato, che è stato fino ad oggi il periodo più nero per i costi energetici, rischia di far cadere nel baratro tutte le aziende che non hanno preso provvedimenti, mettendo in priorità gli investimenti per l'efficienza energetica.

Ma quali sono gli investimenti possibili per ridurre i consumi e di conseguenza i costi energetici? 

Vediamoli insieme:


  • Impianti Fotovoltaici Industriali

    Gli Impianti Fotovoltaici Industriali rappresentano per le imprese un modo efficiente per ridurre i costi, generare energia pulita e rinnovabile per alimentare i loro processi produttivi ma soprattutto per ridurre le emissioni di gas serra contribuendo alla sostenibilità ambientale. Date le potenze mediamente superiori a 100 kWp, questi impianti possono essere utilizzati sia per l’autoconsumo che per la rivendita dell'energia elettrica che eccede il proprio fabbisogno.


  • Efficientamento della power Quality

    La Power Quality, è la caratteristica della rete elettrica di trasferire potenza in modo efficiente a tutte le apparecchiature collegate all’impianto, eliminando il più possibile gli sprechi. Un impianto elettrico efficiente porta non solo risparmi sui costi energetici per via della riduzione del fabbisogno di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) dell'organizzazione, ma anche una longevità dei macchinari maggiore. Considerata l’eliminazione dei disturbi provenienti dalla rete elettrica, consente un risparmio di energia consumata in un range che va dal 10% al 30%.


  • Impianti di Cogenerazione industriali

    La cogenerazione è la produzione combinata di energia termica ed energia elettrica partendo da un’unica fonte di energia primaria. Un impianto di Cogenerazione riesce a fornire quindi sia calore che elettricità sfruttando il calore disperso da un impianto di produzione di energia elettrica. Dal recupero proprio di questa frazione di calore che non è possibile "sfruttare" si ha una doppia produzione di energia. In uno scenario in cui sono richieste contemporaneamente energia elettrica ed energia termica, anziché acquistare energia elettrica dalla rete e installare caldaie per la produzione di energia termica, è vantaggioso ricorrere proficuamente alla produzione combinata di elettricità e calore, utilizzando un impianto di cogenerazione.


Conclusioni

In sintesi, il Conflitto Russo - Ucraino ha cambiato inevitabilmente tutti gli equilibri geopolitici. Quella che a primo impatto poteva sembrare una questione soltanto territoriale, si è ben presto trasformata in una crisi energetica multilivello che ha messo in evidenza la completa vulnerabilità delle imprese italiane troppo dipendenti dalle energie. Dalla fine del 2020, quella che con molta calma doveva essere la priorità di industrie e piccole e medie imprese, è diventata oggi un’urgenza, una vera corsa contro il tempo. Effettuare investimenti per l'efficientamento energetico è l'unico modo per le aziende di sopravvivere all'aumento dei prezzi dell'energia. Gli investimenti vanno fatti e velocemente, cercando di orientarsi su quelli che permettono di avere il maggior beneficio nel minor tempo possibile. Non vanno trascurati quindi tutti quei dettagli che possono fare la differenza. Tempistiche di consegna di un dispositivo, tempistiche di progettazione, installazione e allacciamento di un impianto, costi di manutenzione, costi di smaltimento a fine vita, lungaggini burocratiche, ecc…

Valutare sempre bene tutti gli aspetti. L'investimento, se sbagliato, può diventare un costo oneroso per l'azienda. E se diventa tale, vuol dire che si è sbagliato qualcosa.


Contatti

Se vuoi saperne di più su come affrontare il problema dell'aumento dei prezzi dell'energia o su quali possono essere gli investimenti da fare per la riduzione di consumi nella tua azienda, contattami o prenota una consulenza presso la tua sede.


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Favile Consulting di Fabio Vincenzo Lepre

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